> Tutta colpa delle favole.

Tutta colpa delle favole.

Nessun principe che ti salva dai veleni dell’invidia, nessun cavaliere armato di spada lucente che ti porta via dal drago del castello…
O ti abitui alla solitudine ed a cavartela da sola, o il drago sgranocchierà le tue ossa abbandonate su un letto di sogni, desideri ed organza.

Vi auguro di trovare una persona che non vi metta da parte mai. Una persona che ci sia sempre quando avete bisogno. Una persona che non trovi scuse banali come “non posso chiamarti” o cose del genere. Vi auguro con tutto il cuore di trovare una persona che vi rispetti e che non si prenda mai gioco di voi.

Mia incolmabile assenza.
Ventre svuotato e graffiato fin dentro le viscere.
Sento il sangue che trema, la voce in delirio.

Ha perso tono la mia pelle.
L’eco di un vuoto assorda il mio udire.
T’hanno strappata via, nel tuo battito impercettibile di cuore in violenta crescita.
Ed i sensi di colpa mi divorano i passi, i giorni si raccolgono in pile da ardere, che non bruciano per mia mano, che son polvere al sole, che sono vertigine d’aria.
Mia piccola vita.

Mia figlia mai nata.
Mia.
Così presente e vivace da render ambrosia ogni alba strascicata dal sonno tiranno.
Fragile e piccola, racchiusa come gemma di Luna nel mio ventre rigonfio.
Ora sei vuoto. Incolmabile assenza.
T’ho avuta il tempo d’amarti, quello di sognarti, d’immaginarti le dita affusolate e curiose di sapere, gli occhi vispi, le orecchie sorde di capricci. T’ho amata coi tuoi capelli color cenere ardente, che mai ho potuto vedere, che ancora profumano i tramonti.
E nuoto nei rimpianti.
In quelli che sono i miei errori imperdonabili.
Afflitta e piegata in miriadi di domande, costellazioni di dubbi che si fondono con i miei occhi alzati al cielo, dove non sono io, dove sei tu.
Cosa sarei stata con te. Come posso perdonarmi d’averti perduta, d’esser stata debole, senz’artigli per trattenerti, per ancorarti al mio ventre.
Ogni tuo respiro mancato è lama sulla mia schiena, quei tuoi occhi mai aperti alla luce, quelle tue mani che nulla hanno potuto accarezzare. Tutto di te è tortura per il mio sonno. E vento gelido che mi frusta il costato.
Mio incolmabile vuoto.
Strappo via quest’ennesimo foglio, intriso di rabbia e dolore diluito coi mesi, con gli anni trascorsi. Pungente ricordo che dilania le mie vene. Senza rancore, urlami ancora nel ventre svuotato.

_Amara ©

wolfsgrace:

Bound 

wolfsgrace:

Bound 

(Fonte: italianlady2)

Non devi essere infelice per scrivere, lo fai perchè devi. Perchè ti corroderebbe dall’interno se lo ignorassi. Perchè se non scrivessi, potresti benissimo essere morto.»

Jane Lockhart, Not Another Happy Ending (via esepoidecidodiscrivere)

(via agirlwhofuckherlife)

Lo voglio anche io!

Lo voglio anche io!

raphaelvodnikbellantonio:

”” Teniamoci strettociò per cui vale davvero la pena.Il resto dobbiamo lasciarlo andare lontano, o anche solo fuori di noi.Perché chi vuole restare dentro,ti tiene,stretta. “”^ Gemma. ^

raphaelvodnikbellantonio:

”” Teniamoci stretto
ciò per cui vale davvero la pena.
Il resto dobbiamo lasciarlo andare lontano, 
o anche solo fuori di noi.
Perché chi vuole restare dentro,
ti tiene,
stretta. “”
^ Gemma. ^

(via gemmiuniverse)

Con i polsi stretti
e le ginocchia piegate,
con il cuore il bocca
e la pelle assetata,
fino a deporre la corona
di regina senza più regno.
Io aspettavo.
Con la lingua nuda
e gli occhi muti,
ad assecondare ogni tua perversa esigenza,
fino alla tua più sporca possessione.
Io bramavo.
Con l’assenza mutilante
ed i segni delle corde
che pungevano i ricordi,
fino a rendermi schiava
di un dolore carezzevole e pieno.
Io attendevo.
Con le mani aspre,
mi solcavo la pelle,
scorticandomi gli istinti.
Scabrosa,
indecente,
mi denudavo di ogni paura, servendo e riverendo
il tuo piacere carnale.
Io mi sottomettevo.
Io mi annientavo.
Io mi prestavo alle tue notti,
servile ed umile.
Io t’amavo,
dipendente dal tuo godere.

_Amara ©

Dove finisci tu, lì inizio io.
Dove finisco io, lì inizi tu.
È uno scambio di libertà, di menti distorte e mani occupate, di bocche assetate e ossa sfatte.
Si alternano le perversioni tra le mani umide ed il sangue che ribolle.
So ancora chi sono io quando mordo per fame di brividi, quando lecco per sete di rivalsa.
Sai ancora chi sei tu, sotto le unghie che mi solcano la pelle, vuoi sentirmi addosso, sei assetato di urla e gemiti quando mi spingi e mi stringi le mani intorno al collo.
Assaggi i miei pensieri più segreti divorandomi le labbra. Scoccano baci come frecce dalle punte avvelenate.
Non sarò mai tua preda - mi ripeto lasciandomi sbranare dai tuoi occhi ingordi.
Dove inizio io, lì ora inizi anche tu.
Mischiati, confusi, legati per fonderci e ricomporci tra un singhiozzo ed uno spasmo dei muscoli indolenziti.
Dove finisco io, lì continui tu.
Famelico, troppo ingordo per saziarti della mia fine. Troppo egoista per nutrirti solo del mio piacere.
E dove finisci tu, lì torno impassibile io.

_Amara ©

Hai un sapore che sa di fresco, nonostante si senta forte un retrogusto di dolore.
Hai un sapore che sa di temporale.
Di tuono.
Di pioggia ad un passo dal cristallo di ghiaccio.

Sorrisi Sintetici ©

Mi basta così poco per stancarmi. Tipo non esser cercata. Tipo.

Un addio non è mai tale se nella testa non ti scorre in mente altro che la voglia di parlare, di chiarire, di svuotare rabbia ed amore su un foglio o un volto. Un addio sa bruciare nella gola anche solo per la voglia che si ha di pronunciarlo.
Ma gli addii sono tutti diversi, sono sinceri, sono rabbiosi, sono rancorosi, sono inspiegabili, sono indecisi, sono tentennati. Un addio non è mai uguale ad un altro ed un addio non è mai un addio finché non si ha il coraggio di smettere di toccarsi la ferita per farla sanguinare il più a lungo possibile.
Ci sono addii prolungati, sofferenti, addii che ti portano allo stremo delle forze, che non ti danno tregua nemmeno nei sogni.
Ci sono addii che ti costringono a ripercorrere anni interi di sorrisi, di lacrime, di momenti condivisi e questi addii logorano quanto resta soprattutto se si sceglie di mandarli avanti nel silenzio. Perché è vero, uno il male se lo sceglie sempre più del bene. Ognuno è la conseguenza delle proprie azioni, sugli altri e su se stesso. Ognuno compie con coscienza ogni passo ed ogni decisione. Una coscienza spesso falsata, sbagliata, discussa, derisa, non condivisa.
Ci sono addii che non ti lasciano versare nemmeno una lacrima perché sono impegnati ad annodarti lo stomaco, che si divertono a piegarti ed a farti sorridere con disprezzo a te stessa.
Ci sono addii che ti lacerano l’anima, nonostante tu senta sulle tue spalle tutto il peso della colpa, nonostante tu non abbia mosso un solo dito per trasformarli in un ciao.
Ci sono addii che ti consumano le mani, le labbra e gli occhi per quanto la disperazione tenti di sfogarsi ma tu non trovi un solo motivo, per lasciarle spazio.
Ci sono addii trascinati e forzati.
Non si mettono i sentimenti in un cassetto, non si possono piegare con delicatezza e chiuderli in un pacco perché non prendano polvere. Non si smette di amare, di condividere dolori, sogni, desideri e malumori. Non si smette di sentirsi vuoti.
Non si smette di sperare in una svolta che ti faccia trovare il coraggio di chiedere scusa, di tornare sui tuoi passi. Non si smette di credere che la comprensione, l’affetto, l’amore, non possano davvero finire per la lontananza di idee e pensieri.
Ma che addio sia, se dev’essere. Che l’addio nutra il rancore e la rabbia, se serve. Che l’addio ci mangi il cuore se ha fame. Che l’addio ti riempia i vuoti, se davvero può curare il mio male.

Che addio sia. Solo andata per questo viaggio.

_Amara ©

audiocassetta:

bizzarro come, improvvisamente, si senta il bisogno di difendere se stessi

Io parlavo di lui, infatti. Io ho consumato un lenzuolo matrimoniale maxi e mi son fratturata un polso quando son stati costretti a trascinarmi via quando mi sono ancorata al palo. 
Momenti leggeri e spensierati di mamme diversamente emozionate per il primo giorno di scuola.

Io parlavo di lui, infatti. Io ho consumato un lenzuolo matrimoniale maxi e mi son fratturata un polso quando son stati costretti a trascinarmi via quando mi sono ancorata al palo.
Momenti leggeri e spensierati di mamme diversamente emozionate per il primo giorno di scuola.

Primo giorno di scuola andato. Senza intoppi né pianti isterici. ♥

Primo giorno di scuola andato. Senza intoppi né pianti isterici. ♥