> Tutta colpa delle favole.

Tutta colpa delle favole.

Nessun principe che ti salva dai veleni dell’invidia, nessun cavaliere armato di spada lucente che ti porta via dal drago del castello…
O ti abitui alla solitudine ed a cavartela da sola, o il drago sgranocchierà le tue ossa abbandonate su un letto di sogni, desideri ed organza.

Con il rosso di labbra asciutte,
disegno sulla tua schiena strade senza alcuna meta.
Si confondono e fondono respiri e brividi,
in un crescendo di gemiti e profondo ansimare.
Con il nero di ciglia morbide,
descrivo i contorni di un viso invecchiato appena,
ed i profumi si annidano tra i fiati corti,
nei corpi ammutoliti e morbidi.
Il ritratto di un piacere sommesso e timido,
ti dipinge gli occhi socchiusi, solleticati dalle dita sottili.
Con il bianco di pelle nascosta al sole,
racconto avventure senza eroi né conquiste
sul tuo petto irriverente e testardo,
che s’allarga appena,
che si prende spazio tra un noi neonato e fragile.
Le parole vengono meno,
lasciando aria pura e zucchero
a nutrire gli occhi riscoperti vivi
ed umidi di nuove sensazioni. ©

- Lettera a Cat -
Ogni volta che i miei pensieri prendono forma di lettere e parole per te, l’alba sembra sempre così vicina, sento solo il silenzio intorno, anche la luce mi sfiora rispettosa, in un tenue gioco di ombre che mi danzano tra le dita ed i fogli di carta scarabocchiati, accartocciati, abbandonati.
Quando ti scrivo, anche l’aria sembra in ascolto del suono dell’inchiostro sui fogli immacolati.
E le mie confessioni si snodano fuggendomi dagli occhi bagnati e dalle unghie morse ripetutamente.
Credo che tu possa quasi riuscire a vedermi ora, seduta nel mio angolo silenzioso, a sorridere con mezza bocca, ironica dallo sguardo velato di vergogna.
Credo che tu possa immaginarmi, concentrata, a scegliere le parole meno pesanti per raccontarti quel che nella mia vita ha pesato come piombo fin dentro ad ogni vena, fin dentro ad ogni mio respiro. Fin dentro ad ogni mio oggi.
Io mi racconto,
Aprendomi a te,
Spogliandomi di ogni vergogna,
Lasciandomi guardare e
Finalmente sfiorare.
Io ti racconto.
Avevo quattordici anni scarsi la prima volta che ho sperimentato quello che da tutti viene chiamato ‘Amore’.
Era nascosto dietro un paio di grandi occhi scuri ed un naso non ancora adulto che riusciva a sollevarsi insieme con ogni sorriso.
Ricordo la sensazione spiacevole della sabbia sottile che mi bruciava sotto i piedi, e quel sapore di salsedine che mi colorava di un bianco pallido il viso ed i capelli.
Sentivo gli occhi ancora sporchi delle favole che mi raccontavano da bambina e conoscevo solo amori da narrare a toni bassi, che portavano in ogni riga un insegnamento, in ogni parola una morale, in ogni sillaba una manciata di sogni da tenere in tasca e da usare per fantasticare.
Era il periodo in cui tutto mi andava di traverso, odiavo il mio corpo troppo formoso per appartenere ad un’adolescente, tutto era difetto.
Occhi troppo grandi.
Capelli troppo lisci.
Unghie masticate.
E niente di quel che vedevo o sentivo batter tra le vene e lo stomaco, riusciva ad assomigliare a quel che mi si raccontava da bambina, fino a pochi mesi prima.
Quel che può apparire assurdo, è che io sono stata in grado di riconoscerlo subito quel sentimento che mi germogliava dentro, tra l’asciutto rovente della spiaggia e quelle spolverate di acqua salata che ci accarezzavano le schiene.
Poco c’importava del mare, ce lo lasciavamo alle spalle lasciandoci cullare dal piacevole inganno d’esser soli tra una folla di sconosciuti.
Mi piacerebbe raccontarti una favola, una solo per le tue orecchie ed i tuoi occhi.
So che solo tu saresti in grado di capirla, di leggerci dentro gli spazi tutto il mio dissapore, anche tu. Come me.
Mi sentivo Biancaneve ed un bacio m’insegnò a respirare.
Le sue labbra asciugate dal sole, mi fecero sputare via quel boccone che mi bloccava i polmoni. E con la mela, sputai via quell’aria da bambina che mi dipingeva ancora i passi.
Altre volte ero io stessa il Lupo e lui l’abile cacciatore che dilaniava le mie carni per liberare quanto non riuscivo a comprendere ed esprimere.
Io vivevo giorno per giorno le mie favole, incurante di giocare con la fantasia molto più di quanto non ci sia concesso di fare quando in ballo ci mettiamo il cuore.
E come la Bella Addormentata, passarono gli anni prima che io riuscissi ad aprire gli occhi, a sentire ancora la sabbia bruciare sotto i piedi ed il disincanto nel fondo di ogni articolazione.
Con il cuore in frantumi come lo specchio di una strega cattiva.
Con la mani invecchiate, gli occhi anneriti, il fiato che veniva a mancare, con il fuoco acceso della delusione che mi bruciava carne e sangue.
Strega al rogo, uccisa dal suo stesso incantesimo.
Volevo dirtelo, sai, che il mio primo amore è stato una favola dal finale crudele, cresciuto al sole ed appassito in un rogo di parole.
Un principe dall’aspetto perfetto, ma dall’animo marcio, mi cacciò dal mio stesso castello, sostituendomi con la cuoca del regno.
Giaceva nel mio letto, sporcandolo di cibo e vergogna.
Non la mia, di colpa, ché mai ho fatto mancare niente per nutrire quell’amore bugiardo.
Un pinocchio di carne e pelle, senza più il naso di legno ad evidenziargli le menzogne.
Dovevo raccontarti, sai, con le gocce che mi sgorgano dagli occhi, perché son diventata questa, perché ho paura anche della mia ombra.
Ho voluto raccontarmi,
Con gli occhi ancora troppo grandi,
I capelli troppo lisci,
Ma le unghie ben curate.
Ti presento il mio passato, la prima cicatrice mai guarita.
E ti confesso che mi torturo labbra e ciocche mentre ammetto in confidenza, di esser ancora principessa che ama ancora quel Lupo senza più pelliccia.
Ti confesso che non ho mai saputo smettere e che ancora lo cerco in quella spiaggia.
Io bambina. Lui bambino.
Ad insegnarci a far l’amore, con in bocca il sapore dell’orizzonte.
È il mio primo ricordo felice e, per assurdo, è insieme il mio primo ricordo spietato.
Non ti saluto, ti sento accanto, so che resterai con me fino a quando non termineranno le lacrime, mi farai un sorriso,
Andrà tutto bene.
Tutto è sempre andato bene.
Non ti saluto, mi sei accanto.
Sempre.

Mi si contorce un pensiero tra le spine e le vertebre,
ché oggi mi sento porcospino pronta a pungere chi sfiora senza cura.
Curva su una me che fatico a comprendere.
Balzata nell’umore nero.
Sprofondata nel delirio di un’incertezza.
Piegata.
Stremata.
Caduta al suolo con le mani tese verso la conquista di una me meno instabile.
Ché posso farcela solo se lo voglio,
ed il volere è un verbo senza coniugazione per una me così stremata.
Incerta nell’umore,
quasi mai nelle scelte,
di sbagliate,
di giuste,
di coraggiose e semplificate.
Decido per me.
Senza voglia.
Senza forza.
Io m’abbandono tra le mie spine senza punta.
Raccolgo briciole di coraggio
ed ingoio schegge di paura.
Senza più fame d’abbracci
né sete di attenzioni.
Arida fin dentro ad uno stomaco intriso di delusioni.
Sono rabbia fusa con sabbia,
pezzi di vetro che riflettono le ombre pietrificate e mute.
Spina che minaccia se stessa,
che non lacera altro se non la propria pelle. ©

Ho nodi e fulmini sul fondo dello stomaco.
Saette di rabbia e grovigli di discorsi incompiuti.
Non son brava con le parole, non hanno fiato né voce quando hanno l’obbligo di venir fuori nel modo giusto.
Sono vigliacche e deboli.
Sono insicure e disordinate.
Una mano alla bocca, bloccami il respiro, impediscimi di sbagliare oggi.
E distendimi la rabbia nel vuoto della tua parte di letto.
Allentami i lacci ai piedi e sfilami le scarpe poco prima che io lmi lasci cadere.
Ho il nulla che mi sgorga dagli occhi.
Ho il niente che mi brucia sottopelle.
Fa troppo freddo in questa veste d’apparenza e la forza oggi m’abbandona senza che io le abbia dato il permesso.
Piccola.
Stanca.
Arresa.
T’aspetto nella tua parte di letto.
Tu bruciami questa tristezza con un bacio soffiato sulla guancia. ©

Ti ho avuto addosso il tempo di un profumo, quello di una foto in bianco e nero esposta al sole di mezzogiorno.
Mi sei scivolato lungo il collo, correndo via tra i seni, lasciando traccia di un cammino che ho potuto solo immaginare.
Sei arrivato fin dentro la carne stanca, tra i muscoli doloranti di un sorriso vuoto e scarno.
Non mi sei più sulla pelle, non tra i seni morbidi, non sul collo teso, ma m’hai intriso le carni con il profumo inebriante delle tue parole.
Vuota, piena solo del tuo sapore.
Stanca, con la sola forza di ascoltarti ancora.
Mi hai migliorata peggiorandomi.
Mi hai indurita ammorbidendomi le ossa.
Mi hai avuta lasciandomi andare.
Mi sei rimasto addosso il tempo di uno scambio di sguardi, di un battito di ciglia, di un morso alle labbra.
Mi sei rimasto dentro per tutto il tempo di una cicatrice sulle ossa.
Calcificato con la tua assenza. ©

La psicologia sostiene che non si smette mai d’amare qualcuno, o non l’hai mai fatto, o lo farai per sempre.

libro di psicologia. (via pesantecomeunalibellula)

Siamo tutti fregati

(via tregiridovrebberobastare)

-

(via alicenelpaesedegliorrori)

(via cacciatoredicielo)

mrfrivolous:

the wolf princess (oval) (by Art and Ghosts)

mrfrivolous:

the wolf princess (oval) (by Art and Ghosts)

(via mydeadpony)

30minuti:

Ho fatto studiare il mio amico immaginario. Ora è
il mio psicologo.

Elena lascia, ogni notte, i pensieri su fogli ormai imbevuti d’inchiostro e li riprende al mattino come fossero il primo caffè per svegliarti dal sonno.
Posa gli occhi stanchi sul cuscino e lascia che si chiudano da soli, senza mai troppe pretese.
Ché pretendere è peccato, chiedere è maleducazione e lei non sa più battere i piedi per nessun capriccio, per nessuna voglia.
Ha solo esigenze e desideri che non sa esprimere. Tiene sentimenti ed ansie chiusi nello stesso scatolone, infilato sotto il letto troppo vuoto e freddo.
Elena ha ciglia lunghe per far arrivare prima il buio, le stringe forte soffocando la voglia di scrivere ancora di quell’ultima emozione che la tiene sveglia.
Chiusa nelle spalle.
Serrata, a contarsi i battiti che rallentano, le pulsazioni che sussurrano nei polsi.
Si abbraccia nella penombra.
Elena vorrebbe solo dormire, senza più fermarsi a pensare.
Elena spegne la luce e mette a riposo ogni suo vortice di pensieri e ricordi. ©

Legami ed allagami.
Stringimi e costringimi.
Ché non ho forza per restare.
Non ho il coraggio di affogare.